Quanta tamen debet esse auctoritas [vulgi (i.d.r.)] ubi de vi verborum agitur,
que plurime sunt in philosophia questiones?
Prope nulla.

(Lorenzo Valla, Retractatio totius dialectice cum fundamentis universe philosophie, lib. I, proem., 9)

 


G L O S S A R I O


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ANALOGIA

Relazione di proporzionalità, di similitudine tra realtà diverse. Nella tradizione scientifica dei greci significa proporzione matematica, uguaglianza di rapporti.
In senso più generale esprime a un tempo identità e diversità: un'identità o una somiglianza fra termini diversi o fra proporzioni di termini. Viene per questo distinta sia dall'equivocità, sia dall'univocità. L'analogia si situa tra questi due opposti e indica una similitudine fra realtà diverse. Ad es. usiamo il termine “sano” sia per l'uomo in buona salute, sia per la dieta che procura benessere, sia per il colorito che esprime sanità (analogia di attribuzione).
Quando invece si stabilisce una somiglianza fra diversi tipi di proporzioni, si ha la metafora, ad es., quando si dice che “la vecchiaia è il tramonto della vita” e che, per converso, “la sera è la vecchiaia del giorno” (analogia di proporzione).

 

ASSOLUTO

Letteralmente significa sciolto, slegato. È assoluto tutto quanto non soggiace a legami o condizioni di sorta; in senso ampio significa la totalità, in quanto slegata in se stessa da qualsiasi proporzione parziale. Assoluto è, nella tradizione scolastica, Dio, nella tradizione idealistica, lo Spirito.

 

ATARASSIA

Imperturbabilità derivante dalla completa assuefazione agli eventi; è l'atteggiamento esistenziale che consegue a una concezione necessitarista della realtà.

 

ATTO

In generale è equivalente ad azione.
Nella filosofia aristotelica e scolastica esprime un modo dell'essere (l'essere in atto) e significa l'operatività (enérgeia) propria della perfezione di una sostanza, designandone l'orizzonte ontologico di finalità (entelécheia).

 

BENE

In Aristotele la parola buono risulta predicabile analogicamente; lo Stagirita critica infatti Platone in nome dell'impossibilità di ridurre tutto ciò che viene chiamato buono a una singola idea. Nell'etica il significato effettivo di buono è – per Aristotele – attinente alla categoria della relazione: buono è “ciò a cui tutto tende”, e questo è diverso per ogni ente secondo la sua natura; in senso ancora più ristretto è da intendere per bene ciò che è buono per l'essere umano e che a sua volta si suddivide in una molteplicità di beni, dei quali alcuni sono tali per se stessi e altri solo in vista di altri beni. Al vertice dei beni sta il sommo bene: è il bene che è sempre da scegliersi di per sé e non in vista di altro, cioè l'eudaimonia, che consiste in una vita condotta all'insegna dell'attività dell'anima secondo la virtù, ovvero secondo la ragione.
Per Plotino il bene si identifica con l'Uno, cioè con la realtà più autentica, e quindi è superiore all'essere e al pensiero.
Per Tommaso d'Aquino bene ed essere sono la stessa cosa in realtà, per quanto possano essere distinti l'uno dall'altro razionalmente. Ogni ente, infatti, è buono nella misura in cui è in atto (linguaggio aristotelico), o nella misura in cui è prodotto dalla creazione divina (in linguaggio biblico); ma tutto ciò che costituisce una perfezione è appetibile in ragione di fine, quindi trova in Dio la sua identificazione più piena e più vera.
Soggettivisticamente (vale a dire nell'ottica degli antichi Sofisti, spesso riecheggiata fino ad oggi) si nega l'esistenza di un bene unico e oggettivo per sostituirlo con il criterio dell'utilità, che finisce, tuttavia, per rappresentare surrettiziamente il bene stesso.

 

CONCETTO

Prima unità logica e gnoseologica. È la conoscenza universale e necessaria, la notizia intuitiva di un'essenza.

 

CONTINGENTE

Ciò che è, ma può non essere. La contingenza corrisponde alla possibilità reale, cioè alla modalità di ciò che esiste ma non trae da sé la ragione della propria esistenza, dipendendo da altro. Ciò che è contingente, d'altronde, in conseguenza della sua esistenza reale diviene necessario nel suo darsi storico.

 

DEDUZIONE

Procedimento argomentativo che, a partire da premesse universali, riconduce ad esse il particolare empirico. In età moderna, in particolare in Kant, significa anche il discorso costruito per giustificare un'acquisizione concettuale non immediatamente evidente.

 

DIVENIRE

Processo di mutamento che apparentemente coniuga essere e non-essere in tutto ciò che risulta compromesso nel tempo. Il Divenire ha costituito, insieme con quello del molteplice, uno dei problemi fondamentali della filosofia antica.
In Eraclíto “divenire” è il nome dell'essere, nel senso che la realtà non “è”, ma “diviene”. In Platone il divenire è la dimensione del mondo materiale sensibile soggetto all'imperfezione dovuta al suo statuto di apparenza e di imitazione. In Aristotele il divenire trova spiegazione incontraddittoria nel quadro esclusivo dell'essere attraverso la dottrina dell'atto e della potenza.

 

EMANAZIONISMO

Sistema filosofico imperniato sul teorema dell'emanazione, storicamente realizzatosi nella scuola neoplatonica. Per emanazione si intende il flusso della realtà dal primo Principio, la processione delle successive ipostasi attraverso le azioni del rimanere in sé, dell'uscire da sé (comuni anche al Principio) e del rivolgersi alla propria origine (propria delle ipostasi successive al Principio).
L'emanazionismo si configura storicamente come l'alternativa pagana al creazionismo biblico.

 

EMPIRISMO

Atteggiamento filosofico che attribuisce l'evidenza ai referti della percezione dei sensi (empiría) e che si propone di procedere filosoficamente nei limiti stabiliti dalla loro immediata rappresentazione nell'ambito dell'intelletto, cioè dalla loro riconducibilità al dato, senza coefficienti razionali di conoscenza, ritenuti surrettizi ed erronei.

 

ENTE

È il participio del verbo essere; si “scioglie” nella forma: ciò che è.
“Ente” rappresenta al pensiero qualsiasi cosa nella forma più generica, è l'aspetto trascendentale della realtà che l'intelletto coglie come dato primo e in cui risolve ogni sua concezione.

 

EPISTEMOLOGIA

Dal greco epistéme, che significa scienza. L'epistemologia è la disciplina che studia e sancisce i criteri di scientificità, cioè chiarisce in base a quali requisiti una disciplina possa dirsi propriamente scientifica. La prima epistemologia consapevole si ritrova espressa negli Analitici di Aristotele.

 

EQUIVOCITÀ

Si ha quando tra due cose radicalmente differenti corre l'omonimia; ad es. amo è nel contempo voce del verbo amare e sostantivo che indica uno strumento da pesca. L'equivoco è la radice del sofisma, cioè del ragionamento falso e capzioso.

 

ESISTENZA

L'atto di essere (ex-sistere) del qualcosa in rerum natura. Per Tommaso d'Aquino la distinzione reale tra essenza ed esistenza costituisce il criterio della distinzione tra creatore e creatura: mentre in Dio (Ipsum esse subsistens) l'esistenza coincide con l'essenza, nella creatura l'esistenza sopravviene per creazione. A partire da Kierkegaard l'esistenza connota strutturalmente l'uomo, l'unico esistente, a fronte di un mondo animale fatto di essenze; in questa prospettiva l'esistenza consiste nella situazione di possibilità in cui versa il singolo, sempre aperto alla scelta ultimativamente decisiva in ordine alla salvezza.

 

ESOTERICO

Rivolto agli iniziati. Il termine designa quel complesso di conoscenza o di letteratura che è destinato a chi è ammesso all'interno di un cenacolo, di un mistero, di una scuola, ecc. La dottrina esoterica implica infatti presupposti e conoscenze che non sono a disposizione di tutti ma che dipendono da una sorta di tramandamento rivelante, derivato da un dio o da un maestro.

 

ESSENZA

Si tratta della “misura” dell'essere di una sostanza, cioè la misura del grado di partecipazione all'essere che ciascuna sostanza manifesta in se stessa. L'essenza denota il livello di partecipazione ontologica, cioè l'entità di ciascuna sostanza.
Aristotelicamente l'essenza (forma, morphé) è spiegata dalla locuzione tó ti èn eînai (= ciò che era l'essere), che significa “ciò che continuava in atto”, la “continuità attuale” di una cosa, grazie al senso del tempo del verbo all'imperfetto, indicante l'indeterminazione, la permanenza nel tempo.

 

ESSERE

Si tratta di un verbo, il verbo “essere”, non di un sostantivo; “essere” significa l'azione, o meglio, l'atto di ciascuna cosa che è. Indica l'azione alla quale prendono parte (partecipano) tutte le cose che sono, come “correre” indica l'azione alla quale partecipano tutti i (con)correnti. In senso assoluto l'Essere esprime la perfezione, l'attuazione piena di ogni realtà.

 

ESSOTERICO

Inverso di esoterico; significa “rivolto all'esterno”, per il pubblico, destinato a una capacità normale di comprensione.

 

IDEA

Il termine deriva dalla radice #id (vid) del nostro verbo vedere e del sanscrito (la lingua degli Arii) veda. Significa visione (non quella del visionario), rappresentazione (non quella teatrale), manifestazione (non di strada) dell'essere delle cose. L'idea è lo schema intelligibile delle cose. A parlarne per primo fu Platone (preceduto soltanto da Leucippo/Democrito con il loro atomo-idea) al livello della cosiddetta “seconda navigazione”, cioè il livello speculativo in cui, abbandonata la navigazione a vela, la filosofia si impegna nella più faticosa navigazione a remi. L'idea platonica, che apre di fatto la stagione della metafisica, si propone come lo strumento metempirico di unificazione dell'esperienza, il criterio di stabilità della conoscenza scientifica, la realtà perfetta e immutabile che garantisce significatività al tessuto diveniente della dimensione spazio-temporale.
Nella filosofia empiristica di tradizione anglosassone l'idea diviene il residuo sbiadito ed evanescente delle impressioni che i corpi suscitano nella mente. Nella filosofia kantiana le idee sono le strutture costitutive, pure a priori, della ragione nella sua fase dialettica. In Hegel l'idea è il reale.

 

INDUZIONE

Procedimento argomentativo che, a partire da constatazioni di ordine particolare, generalizza una conseguenza di valore statistico estendibile con buona approssimazione a tutti i casi. In Aristotele l'induzione (ejjpagwghv) è, equivocamente, anche il movimento intellettuale di riconoscimento dei principi logici primi.

 

IPOSTASI

Significa letteralmente “sostanza”; nella filosofia neoplatonica si dice ipostasi lo stadio di sostanzializzazione del flusso di realtà che emana dal Principio configurantesi come Uno (il proncipio stesso), come Intelletto o Spirito (l'infinita rappresentazione della molteplicità dell'Uno) e come Anima (la determinazione della molteplicità nella direzione della singolarità concreta e sensibile).

 

FIDEISMO

Atteggiamento filosofico che accentua la valenza veritativa della modalità epistemica della fede (il sapere su base d'autorità). Per il fideismo anche le conoscenze dimostrate riposano comunque su assunzioni e presupposizioni credute, in modo che la ragione è ampiamente svalutata ai fini del raggiungimento della sapienza.

 

FILOSOFIA

Letteralmente, amore per la sapienza, atteggiamento di disinteressato impegno per la conoscenza, derivante da una condizione che nel contempo significa possesso e povertà da parte dell'uomo, e quindi gusto ed anelito. Per vie diverse, dalla pretesa massimalistica di un sapere assoluto al minimalismo di un puro metodologismo, la condizione ineliminabile della filosofia torna sempre a raccogliersi sulla questione del senso, sulla possibile costituzione di un'intelligenza unitaria del mondo.

 

FINALITÀ

Orizzonte di senso, causa di significato, piano della realizzazione piena. Tra le cause gode del primato, in quanto causa di ogni altra forma di causalità. Non deve essere confusa con lo scopo, che pertiene al livello della causa efficiente; consiste invece nel fondamento che dà significato a qualsiasi scopo e decide della sua coerenza. La finalità dell'uomo è l'intelligenza, la finalità della scuola è la Società civile, la finalità della dieta è la salute, ecc... La finalità si rispecchia nell'ordine costituito e interpretato dall'intelligenza.

 

FORMA

È uno dei significati della sostanza aristotelica, rappresenta la natura intima, l'essenza della cosa, la sua natura specifica. Nel complesso ilemorfico riveste il ruolo di componente intelligibile. In Kant consiste nel versante a priori della conoscenza che, solo se riempito di materia, assicura l'unità della conoscenza.

 

GNOSEOLOGIA

Branca della filosofia che studia il problema della conoscenza (gnósis).

 

IDEALISMO

Sistema filosofico che sostiene il primato del pensiero sull'essere, cioè ritiene che il pensiero sia l'atto stesso di "posizione" dell'essere, originario rispetto ad esso; nel sistema idealista Dio è pensato immanente al mondo, come un risultato tra gli altri della posizione originaria dell'essere da parte del pensiero.

 

ILOZOISMO

Dottrina naturalistica che ritiene che tutto sia vivente, animato; da hýle, che significa “materia” e zoé, che significa “vita”. Per tale dottrina, diffusa soprattutto tra alcune scuole dell'antica Grecia, la realtà deriva da una materia originaria senza dover fare ricorso all'intervento di un principio superiore di diversa natura, quale, ad esempio, un intelletto divino. L'origine di tutte le cose si spiega ilozoisticamente con le caratteristiche intrinseche della materia.

 

IMMANENTE

Letteralmente significa: “che rimane dentro”, “insidente”. Si dice di un principio che risiede all'interno di ciò che spiega; ad esempio la “forma” in Aristotele, che spiega, come ragion d'essere intima ad ogni sostanza, l'essere e l'operare della sostanza stessa.

 

INTELLIGIBILE

In potenza ad essere intelletto, passibile di intellezione (intelligenza). È il profilo interiore delle cose, l'aspetto metempirico corrispondente alla loro formulazione definitoria.

 

METEMPIRICO

Significa “al di sopra dell'esperienza”, ove per esperienza si intende ciò che è oggetto determinato dei sensi; il metempirico è l'oggetto dell'intuizione, non della sensazione, in quanto intelligibile e soprasensibile.

 

METODO

È la via lungo la quale si procede, nell'ambito di una determinata disciplina, per ottenere dei risultati significativi.

 

NECESSARIO

In filosofia il necessario non ha nulla a che fare con il bisogno e la fruizione. Significa ciò che non può non essere, cioè ciò che è che e non può che essere che come è. Il necessario può essere tale per sé o per altro; nel primo caso esso si dà nell'essere in forza esclusivamente di se stesso, cioè contiene in sé la ragione del proprio essere, nel secondo caso si dà nell'essere in ragione di una coazione causale connotata di inevitabilità. Rispetto al possibile, il necessario si dice come l'impossibilità del non essere (necessario α = non possibile non α; α = ¬◊¬α)

 

NECESSITARISMO

Condizione ontologica di necessità universale, secondo la quale tutto, anche il minimo effetto, è assolutamente necessario in base alla necessità dei suoi presupposti causali. Il necessitarismo sbocca facilmente nella dottrina della ciclicità, visto che il rapporto causa-effetto risulta reversibile con quello effetto-causa.

 

ONTOLOGIA

Branca della filosofia che studia l'essere in quanto tale, cioè in quanto essere.
L'ontologia distingue in sé ambiti speciali: la teologia (ontologia di Dio), la cosmologia (ontologia del mondo), l'antropologia (ontologia dell'uomo).

 

PENSIERO

Il pensiero interpreta la facoltà speculativa (teoretica) della coscienza, cioè la capacità che la coscienza ha di rispecchiare il mondo nel suo significato. Il mondo rispecchiato, riflesso, è il pensiero, la coscienza nel suo esercizio speculativo.
Il pensiero non è una cosa; il pensiero “sono” le cose. Ciò significa che la realtà del pensiero è lo stesso pensato in quanto rappresentazione del qualcosa. “Il pensiero pensa” vuol dire “le cose esistono” in quanto si rendono presenti come coscienza; infatti, il pensare (una cosa) significa il ritagliarsi di un profilo da uno sfondo omogeneo, l'emergere di un significato nell'ambito costitutivo di un tessuto di relazioni, lo staccarsi di una cosa da un orizzonte insignificante per una configurazione di sé come significato.

 

POSSIBILE

Indifferente all'essere o al non essere; la possibilità può essere possibilità logica, equivalente alla compossibilità intrinseca ed estrinseca (la vera possibilità), e possibilità reale, equivalente alla contingenza.

 

PRINCIPIO

Dal latino primum captum; è il concetto primo, cioè risolutivamente ultimo, cui ricondurre un'unità complessa per indicarne l'origine e il fondamento. Per i Fisiologi greci (ajrchv) costituì il termine della prima domanda filosofica, atto a dare conto del divenire naturale.

 

PRAGMATISMO

Sistema filosofico di matrice empiristica interessato alla gestione intelligente e vantaggiosa delle situazioni (prágmata) che man mano si presentano all'uomo, a prescindere da schemi di comportamento prefissati a priori o dedotti da principi logici, metafisici e morali.

 

RAGIONAMENTO

Applicazione del pensiero al calcolo (logico) dei predicati. Il ragionamento consiste in un'articolazione proposizionale ed argomentativa del nucleo elementare del pensiero, il concetto.

 

RAZIONALISMO

Atteggiamento filosofico che enfatizza le possibilità pervasive della spiegazione razionale della realtà. Il razionalismo pretende la deduzione di ogni cosa, ritenendo che l'unica modalità valida del conoscere sia il sapere dimostrativo.

 

REALISMO

Tesi filosofica che sostiene il primato dell'essere sul pensiero, cioè ritiene che il pensiero appaia all'interno dell'essere, l'atto originario, come coscienza riflessa dell'essere stesso; in un sistema realista Dio è pensato trascendente il mondo, come l'essere assoluto creatore dell' "essere per partecipazione"

 

RELATIVISMO

Posizione di pensiero ultimativamente scetticheggiante che pretende l'inesistenza di un criterio assoluto. Per il Relativismo “tutto è relativo”, cioè non esiste verità se non entro un vincolo contestuale. Il problema del Relativismo è la sua propria coerenza: la professione relativistica, infatti, dovrebbe coerentemente implicare la propria relatività, non potendosi pertanto neppure esprimere, pena il proporsi, contraddittoriamente, come affermazione di valore assoluto.

 

SCETTICISMO

Atteggiamento filosofico di chi dubita della possibilità di conoscere la verità; il termine deriva dal verbo greco sképtomai (osservare, esaminare). Nella sua modalità originaria lo scetticismo comporta l'atteggiamento di epoché o sospensione del giudizio, cioè il non pronunciarsi intorno alla natura "determinata" delle cose, il guardarsi perciò da ogni affermazione circa il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, il bello e il brutto. Il risultato della scepsi consiste nell'atarassía, cioè l'imperturbabilità, la liberazione dai turbamenti dell'animo derivanti soprattutto dall'adesione a opinioni dogmatiche.
Agli occhi dei moderni lo scetticismo perde il carattere dell'imperturbabilità e si trasforma, invece, in una condizione di ansietà, di turbamento, nella convinzione che la prassi  debba richiedere di necessità l'adesione a credenze ben ferme.

 

SENSIBILE

In potenza ad essere sentito, passibile di sensazione. È l'aspetto materiale delle cose, la prospettiva della divisibilità all'infinito, la dimensione empirica ultimativamente suscettibile di controllo quantitativo.

 

SILLOGISMO

Argomentazione in cui, date due premesse, segue necessariamente una conclusione, in quanto le premesse sono date. Nella modalità categorica del sillogismo ognuna delle tre proposizioni che lo compongono presenta la forma soggetto-predicato. La conclusione che connette tra loro due termini viene dedotta da due premesse in cui i due termini presenti nella conclusione sono a loro volta connessi a un terzo termine, che si definisce termine medio.

 

SISTEMA

È il complesso organico dei risultati di una ricerca, ottenuto, all'interno di una determinata disciplina, mediante l'applicazione di un metodo idoneo.

 

SOSTANZA

Nel linguaggio aristotelico-scolastico significa propriamente il singolo individuo di una qualsiasi specie, cioè l'ente concreto (sinolo ilemorfico), il singolo esistente. Per analogia, invece, può significare anche la forma, cioè la specie o essenza, o il substrato materiale.
A partire da Cartesio, la sostanza (res) interpreta l'essere, sostantivandone irreparabilmente il concetto; nella tradizione empiristica anglosassone la sostanza è un'ideazione della mente, che risulta priva, in definitiva, di un reale riscontro nel mondo.

 

TRASCENDENTALE

Nella filosofia medievale, a partire da Tommaso d'Aquino, significa il predicato coesteso all'ente e, pertanto, convertibile con esso; i predicati trascendentali sono l'uno, il vero, il bene, la cosa (res) e il qualcosa.
Nella filosofia kantiana, diversamente, significa la struttura del soggetto (forma pura della sensibilità, concetto dell'analitica, idea della ragione) deputata alla sussunzione del dato per la formulazione del giudizio, cioè del pensiero.
Nella fenomenologia, ancora, significa la coscienza del dato filosoficamente analizzabile.

 

TRASCENDENTE

Letteralmente significa: “che supera”, “che va al di là”. Si dice di un principio che spiega la realtà a partire da una dimensione totalmente altra, estranea ad essa, di livello imparagonabilmente superiore e radicalmente separato.

 

UNIVOCITÀ

Si ha quando un termine ha sempre lo stesso significato, quando cioè diverse cose hanno in comune sia il nome, sia la definizione del nome. Ad es. “animale”, in quanto organismo dotato di sensazione e di movimento, si può dire tanto dell'uomo quanto del bue.

 

VERITÀ

Aristotele sosteneva che vero e falso sono attributi del discorso dichiarativo, cioè delle proposizioni affermative o negative, mentre non hanno verità le singole parti del discorso per sé prese e neppure quei discorsi che, come le preghiere o i comandi, non affermano o negano qualcosa. Per questo aspetto il vero non è nelle cose, ma nel pensiero e nel discorso con cui il pensiero si esprime. Tuttavia Aristotele, seguendo Parmenide e Platone, sosteneva pure che ogni cosa possiede tanto di verità quanto è il suo essere.
Nel pensiero medievale viene elaborata la concezione della verità come adaequatio rei et intellectus (adeguazione della cosa e dell'intelletto), inscritta in una precisa visione metafisica che ha il vertice in Dio creatore, sommo essere e somma verità.
G. W. F. Hegel sottolinea nuovamente il momento ontologico della verità, quando afferma che la verità non è la pura e semplice esattezza delle proposizioni, conformi ai fatti, ma è l'intero del reale, cioè lo stesso Assoluto.
M. Heidegger, prendendo le distanze dalla concezione tradizionale, nel concetto di verità sottolinea il non-nascondimento, lo svelarsi degli enti alla luce dell'essere, il cui opposto non è tanto l'errore, quanto il velamento, il rimaner nascosto.

 

VOLONTÀ

In chiave personalistica la volontà interpreta la facoltà pratica (morale) della coscienza, cioè la capacità che la coscienza ha di decidere del significato del mondo, di favorire o di ostruire il manifestarsi della realtà finalisticamente ordinata. Volere e non volere significano immediatamente volere l'essere e non volere l'essere (cioè volere il non-essere) delle cose; l'esercizio della volontà consiste nell'amore e nell'odio (volere il bene e volere il male).
Per Schopenhauer, diversamente, significa la forza cieca ed irrazionale della vita, la pulsione che percorre e determina sotterraneamente l'uomo e l'intero universo in tutti i suoi movimenti.